Come mai i cani che mangiano pesce diventano allergici a esso solo in rari casi?

Il pesce nell’alimentazione dei cani: pochi casi di allergia

La motivazione è semplice: le allergie nel cane e nel gatto, sono molto meno frequenti di quanto si possa credere e, comunque, le carni cui i piccoli animali diventano più frequentemente ipersensibili, sono il manzo e il pollo, mentre il pesce è all’ ultimo posto. Le varie patologie che usualmente vengono attribuite a reazioni allergiche al pollo, maiale, manzo, coniglio ed altri, in realtà sono molto spesso fenomeni di intolleranza alimentare non tanto alle proteine in sé, quanto alla presenza in esse di residui di antibiotici derivanti dal sistema intensivo di allevamento.

Il pesce di mare, anche se allevato, non scatena tali reazioni. La motivazione più probabile di ciò sembra essere il semplice motivo che, mentre gli animali da carne assumono antibiotici ogni giorno attraverso i mangimi “medicati”, per i pesci di mare, non vengono utilizzati antibiotici durante il ciclo di allevamento se non in caso di patologia acuta.
Secondo il regolamento CEE n. 2377/90, infatti, l’impiego di antibiotici in acquacoltura è previsto solo per fini terapeutici.

Istamina

L’intossicazione da pesci appartenenti alla famiglia degli sgombroidi a causa dell’accumulo di alti livelli di istamina e strettamente correlata a fenomeni di deterioramento. I pesci coinvolti appartengono a specie molto comuni quali tonno, maccarello, sardine, alici, ecc. Tali pesci sono molto ricchi di un aminoacido libero, l’istidina che viene trasformata in istamina dalla flora gram negativa. Quando la temperatura di conservazione è bassa, il livello di istamina formato rimane basso e comunque non tale da causare i sintomi dell’intossicazione, ma quando la temperatura supera i 15 °C i livelli di istamina prodotti superano i 100 mg per 100 g di prodotto e possono causare i sintomi. L’attuale legislazione (DL.vo 531 del 30 dicembre 1992) prevede che per un lotto di pesce debbano essere prelevati 9 campioni per i quali il tenore medio non deve superare i 100 mg/100 g, due campioni possono avere valori tra 100 e 200 e nessuno deve comunque oltrepassare i 200 mg/100 g.

L’impiego di antibiotici in acquacoltura è previsto solo per fini terapeutici. Il Regolamento (CEE) n. 2377/90 del Consiglio

Le patologie dei pesci hanno in genere una diffusione estremamente rapida che in alcuni casi può raggiungere percentuali di mortalità fino al 90% dei capi, come nel caso della foruncolosi da Aeromonas salmonicida e della “malattia della bocca rossa” da Yersinia (2, 3, 4). In allevamento perciò, per contenere le perdite economiche, i trattamenti vengono effettuati ai primi sintomi di malattia.

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