Perché scegliere proteine pulite

Per “proteine pulite” s’intendono fonti proteiche o derivate da pesci di piccole dimensioni che vivano in acque superficiali e lontano dai metalli pesanti, o carni “alternative”, cioè non provenienti da allevamento intensivo, e carni certificate biologiche, prive di sostanze farmacologicamente attive.

L’esclusivo utilizzo di questo tipo di proteine previene e combatte la causa fondamentale delle più comuni patologie alimentari: la presenza, nelle carni da allevamento intensivo, di residui farmacologici tossici, specie dell’ossitetraciclina, da me identificata come il pericolo numero uno della salute.

Ogni essere vivente, infatti, è costretto, attraverso l’aria e l’acqua, ma principalmente attraverso l’alimentazione, a venire in contatto con un elevato numero di inquinanti.

Numerosi studi hanno verificato che il grado di sensibilità individuale determina il livello e il tipo di risposta dell’organismo a ogni sostanza nociva. Tale risposta si manifesta con reazioni specie a livello cutaneo, comportamentale, otologico, gastrointestinale, muscolo-scheletrico, pancreatico, renale, riproduttivo, oculare e del cavo orale, ma anche auto-immune e ogni apparato e organo può essere interessato da quelle che sono indispensabili reazioni di difesa dell’organismo per liberarsi di esse.

Inoltre, l’utilizzo di un numero limitato di materie prime e di ottima qualità è il modo migliore per poter garantire l’assoluta sicurezza di tutta la filiera produttiva, del prodotto finito e della salute dei nostri piccoli amici a quattro zampe.

L’apparato riproduttivo, questo sconosciuto

L’apparato riproduttivo apparentemente non sembra troppo complesso: le ovaie producono gli ovuli, i testicoli lo sperma, con l’accoppiamento lo sperma raggiunge gli ovuli e li feconda, ed ecco fatto, inizia la gravidanza.

Sembra facile, ma al di là delle situazioni fisiologiche che possono ostacolare l’avvio della gravidanza (stress, accoppiamento nel momento errato, disturbi funzionali dell’apparato femminile e/o maschile, problemi meccanici) dobbiamo fare i conti pesantemente con ciò che è cambiato nell’alimentazione sia umana sia dei piccoli animali.

Entrambi sono accomunati da una preoccupante statistica: oltre il 20% dei maschi e delle femmine non riescono a riprodurre. Il dato è realmente drammatico, e comporta gravi conseguenze sia economiche sia sociali. Cosa sta succedendo? È cambiato qualcosa o è sempre stato così? Assolutamente no, questo fenomeno, assieme a moltissimi altri da me descritti, data una quarantina d’anni e non sembra assolutamente arrivato al punto peggiore.

La causa è sempre la stessa: l’inquinamento ambientale e chimico. È ampiamente noto che la produzione degli ormoni sessuali risente con estrema facilità a qualsiasi tipo di inquinante con cui si trovi ad essere in contatto. Se poi l’organismo si trova a dover affrontare, oltre alla presenza indesiderata e causa di squilibri proprio a questo apparato, il mostro più terribile, le solite tetracicline, ecco spiegato in buona parte l’aumento catastrofico della ipofertilità e infertilità, sia umana sia negli animali d’affezione. Può sembrare semplicistico ricondurre le tetracicline quali prima causa dell’infertilità, ma la riprova viene dai risultati che si sono ottenuti, su maschi e femmine affetti da gravi problemi e già trattati in tutti i modi inutilmente. Semplicemente usando materie prime sane e complete, rigorosamente prive di ossitetraciclina, utilizzando due complessi di fitoterapici specifici, uno per le femmine e uno per i maschi, e riequilibrando la quantità di Omega3 e il rapporto con gli Omega6, abbiamo ottenuto, con lavori clinici effettuati con due diverse università, un ritorno rapidissimo alla normale attività riproduttiva in circa il 90% dei soggetti trattati, un risultato addirittura inimmaginabile.

Se separiamo le problematiche maschili da quelle femminili, e guardiamo ciò che avviene negli allevamenti, emerge con chiarezza che il numero di cuccioli medio che partoriscono le femmine delle più varie razze è diminuito di oltre il 40%. Non solo, molte femmine non vanno proprio in calore, o ne hanno di silenti, se vanno in calore, troppe volte non rimangono gravide, e se gravide, si verificano troppi riassorbimenti fetali. Se arrivano al parto, hanno difficoltà, con parti lunghissimi contrassegnati da lochiazioni (le normali perdite ematiche dovute al distacco della placenta dall’utero) esagerate. Il dopo parto è spesso contrassegnato da morti e malattie neonatali, insomma un quadro non proprio tranquillizzante. Eppure, anche in questo caso, la soluzione non è impossibile.

Un buon mix di ciò che è necessario (e su questo SANYpet è realmente maestra), e si può riportare la situazione vicina alla normalità. Nei maschi la situazione è analoga, anche se tutto risulta molto più semplice per il fatto che il maschio (sempre fortunato) deve limitarsi a produrre un buon seme ed essere capace di montare la femmina. Il suo lavoro dovrebbe essere limitato ed anche piacevole, ma non crediate siano pochi i maschi che sono gravemente carenti di spermatozoi o addirittura completamente sterili o che non danno retta ad una femmina pronta all’accoppiamento. Il problema è serio perché se comincia a mancare l’istinto ad accoppiarsi, la specie è a rischio d’estinzione. Pensiamo anche alle femmine che si rifiutano anche aggressivamente all’accoppiamento, e vedete che siamo messi proprio bene. Per fortuna, anche in questo caso, la soluzione esiste per la maggior parte dei casi e SANYpet l’ha identificata dopo molti anni di studi. Le referenze specifiche Forza10 Reproduction Male e Female, testate nella loro efficacia da due diversi Dipartimenti di veterinaria italiani (Napoli e Torino) e da corposi trial clinici effettuati da specialisti del settore, non solo danno risultati eccezionali e in tempi brevi, ma contribuiscono anche a rafforzare la credibilità del suo Centro Ricerche e Sviluppo, che, realmente, non ha niente da invidiare a nessuno sulle patologie d’origine alimentare.

La pelle: quest’organo incompreso

La pelle rappresenta uno degli organi più complessi e importanti del nostro corpo. Essa ci protegge dagli elementi esterni, con i recettori del dolore ci avverte se siamo a contatto con una sostanza urticante, tossica, ustionante o se stiamo ferendoci con qualcosa. Guai se la pelle non ci lanciasse segnali immediati. Correremmo il rischio di trovarci con lesioni gravissime o addirittura mortali.

La capacità auto-rigenerativa della cute

La cute, il sottocute e il connettivo sono strutture perfezionatissime, che sono in grado di auto rigenerarsi, e il fenomeno meraviglioso della cicatrizzazione non deve finire di stupirci. Pensate a come, se non si può suturare una ferita aperta e profonda, essa riesce a formare un ponte che riempie tutta la cavità che si è formata, arrivando a chiudere anche zone scorticate di grandi dimensioni.

O subito o mai più!

Nel cane e nel gatto, le ferite cutanee rivelano una caratteristica veramente mirabile: se la ferita si infetta per la contaminazione di germi, ciò avviene pressoché subito, nello spazio delle prime 24 ore. Se non succede, anche la ferita più aperta non s’infetta, sicuramente anche per merito del potere disinfettante della saliva dei nostri amici e quattro zampe. Anche questo può sembrare impossibile, ma ho avuto veramente molte esperienze di cani o gatti scappati per la paura dopo un investimento o un trauma improvviso, ritornati magari dopo una settimana a cicatrizzazione delle lesioni avvenuta e senza segni d’infezione. Un esempio opposto sono i morsi fra cani.

Trattamento delle ferite da morso: mai suturarle subito

Le lacerazioni provocate da questi morsi NON vanno suturate, questo è il modo più facile di provocare un’infezione grave da germi anaerobi (germi che si sviluppano in assenza di aria). Con una semplice copertura antibiotica, ovviamente negli animali non scappati, si può lasciare la ferita aperta e anche senza particolari terapie o fasciature locali. Meglio suturare dopo due o tre giorni, anche se sono iniziati i processi di cicatrizzazione. Chiaramente, questa esperienza nasce proprio dai casi di animali fuggiti per lo shock, animali in cui le difese naturali dimostrano di non aver generalmente bisogno dell’intervento umano. Ovvio che non è sempre così, ma aiuta osservare gli animali selvatici, che, di fronte a lesioni tremende, muoiono molto meno frequentemente di quanto la logica farebbe pensare.

La pelle? Curatela altrove

Poche volte la pelle si deve curare localmente. Vi racconto una fatto sorprendente: in oltre trent’anni di professione clinica, veramente poche volte ho curato la pelle sulla pelle. L’ho fatto solo quando vi era pericolo di contagio per l’uomo o altri animali. Essa, a parte situazioni traumatiche, è sempre un organo bersaglio, e il problema è interno all’organismo. Tutte le medicine alternative lo sanno perfettamente ed evitano di curarla in loco, in quanto ciò provoca lo spostamento del problema agli organi interni. In pratica, la pelle è anche un importante organo di scarico e ha il preciso scopo, di drenare tossine formatesi negli organi interni.

La saggezza popolare

Un detto popolare recita ”male di pelle, salute di budella”. Questo detto veneto rispecchia fedelmente la realtà, e quando leggete le rubriche che vogliono stroncare la saggezza popolare, non date loro troppa retta, la saggezza popolare nasce dall’osservazione di ciò che succede nei millenni, e quasi sempre c’è molto di più che un fondo di verità.

La luna e la scienza

Lo sapete che ancora quarant’anni fa la scienza negava l’influenza della luna su decine di attività biologiche, come la crescita delle piante, la semina, l’imbottigliamento del vino, il fatto che bisogna segare la legna in luna calante per non averla bagnata e un camino invaso dal fumo, oppure che i parti aumentano sensibilmente con la luna piena? Lasciate pure agli scienziati le loro convinzioni, che l’omeopatia è l’agopuntura sono delle pagliacciate, lasciate che snobbino i Fiori di Bach e moltissime pratiche alternative. Per loro l’energia non esiste. Peccato che, ad esempio, la misurino quotidianamente con elettro ed encefalogramma.

Pelle e cortisone

Torniamo alla pelle: fate molta attenzione a non sopprimere le dermatiti con il cortisone, perché bloccate completamente il processo di guarigione. Chissà perché, per esempio, nessuno riflette sul fatto che bloccando la dermatite in persone soggette a depressione, quest’ultima peggiora, ritornando a migliorare quando i sintomi cutanei tornano ad aggravarsi. Non è strana, come coincidenza?

Omeopatia, solo acqua fresca!

Fra le tante esperienze che ho avuto nella mia vita di veterinario omeopata, mi ricordo bene la volta che, di fronte ad una dermatite gravissima, ho scelto un rimedio omeopatico che mi sembrava azzeccato. Il giorno dopo mi ha telefonato il proprietario entusiasta perché al cane la dermatite era letteralmente scomparsa in meno di 24 ore. Peccato che la mia reazione sia stata di sgomento, questo perché sapevo che sarebbe successo qualcosa di molto più grave di una pur grave dermatite.

Crisi epilettiche

Infatti, dopo meno di 48 ore il cane ha avuto una serie di convulsioni epilettiche. Credete che fosse una coincidenza? Assolutamente no, il blocco della dermatite aveva portato la patologia ad organi vitali. Per fortuna esiste un antidoto, sempre omeopatico, per bloccare l’azione del rimedio scelto in modo errato: la sua somministrazione ha fatto riemergere altrettanto rapidamente la dermatite, che ho trattato sempre omeopaticamente con maggiore attenzione, risolvendola con un sintomo che ha confermato la correttezza della scelta: un aggravamento temporaneo del quadro sintomatico.

Aggravamento omeopatico

Questo fenomeno, molto frequente in omeopatia, consiste in una esacerbazione temporanea della sintomatologia, che, tuttavia, si esaurisce presto e lascia il posto alla progressiva scomparsa fisiologica del problema. Altro che acqua fresca! La pelle la ritengo l’organo più difficile da curare e, onestamente, reputo la specializzazione in dermatologia una professione frustrante: la paragono a chi si trova con un buco nel terreno provocato da un rubinetto aperto e cerca di chiuderlo tappando il buco, mentre l’unico modo efficace è di  chiudere il rubinetto. La pelle dovrebbe essere trattata da uno internista esperto in dermatologia, colui che può valutare correttamente le correlazioni fra gli organi interni e quella struttura ancora tutta da scoprire che è la cute e i suoi annessi.

La pelle, un indice affidabile della salute

L’internista, in ogni forma di patologia, dovrebbe sistematicamente considerare il modello alimentare del suo paziente, perché avete già imparato da me quante patologie può provocare un’alimentazione inquinata o carente di principi fondamentali. Siamo quello che mangiamo, e la pelle è lo specchio della salute, e la maggior parte delle volte (ma non sempre), un mantello lucido e intatto, con una muta regolare e assenza di cattivo odore, è indice affidabile di un’alimentazione corretta.

Dermatologo o internista?

Se non ne conoscete uno che se ne intende di tutti e due gli argomenti, forse è meglio un buon omeopata.

La bocca: questa sconosciuta

Forse pochi sanno quanto sia complessa la fisiologia del cavo orale. Alla nascita, il cavo orale è sterile, ma appena il cucciolo comincia succhiare il latte, inizia la progressiva colonizzazione di varie specie di batteri, cominciando dagli streptococchi salivari, mutans e sanguis per progredire con spirochete e batteriacee, stafilococchi, corinebatteri, lattobacilli (i cui acidi, se se ne verifica uno sviluppo abnorme, sono fra i più responsabili delle carie) e attinomiceti.

Ma la popolazione batterica è realmente complicatissima, e ciascuna colonia ha la sua precisa funzione, molte delle quali ancora poco o nulla conosciute. Tutti i saprofiti (i batteri presenti nei vari organi del nostro corpo) sono indispensabili e non dannosi. Lo diventano solo se l’organismo è debilitato o se entra dall’esterno un agente patogeno particolarmente potente o presente in grande quantità.

Se, viceversa, gli agenti patogeni esterni che possono venire a contatto con la bocca (ma anche per tante altre vie, prima fra tutte il respiro) non sono particolarmente dannosi o numerosi, l’organismo è in grado di neutralizzarli, anche attraverso la saliva, che è dotata di capacità disinfettante.

Cuccioli e batteri

Pensate ai cuccioli, anche umani, che mettono la bocca dappertutto, eppure non si ammalano se non in casi particolari. Ricordate che proprio il contatto con germi di tutti i tipi permette al sistema immunitario di completarsi e fortificarsi. È’ quindi errato preoccuparsi se i cuccioli fanno quello che fanno spontaneamente. Eppure, tutti questi meccanismi elaborati dalla natura in milioni di anni, mostrano di non funzionare, sfociando in placca, tartaro, alitosi, stomatiti e gengiviti.

Ma dove, perché e quando non funzionano? Perché è diventato necessaria una pratica assurda come il dover lavare i denti ai nostri animali?

Per capirlo, partiamo da una osservazione: certamente nessuno lava i denti a leoni, gazzelle o coccodrilli, eppure la dentatura o il cavo orale di questi animali  non presenta, se non in casi rari, problema alcuno. Anzi, i denti sono candidi e sani. Come mai? Il motivo è quello che abbiamo appena citato: la natura ha previsto meccanismi di autodifesa molto sofisticati per mantenere in efficienza il cavo orale. Ma questi meccanismi funzionano a patto che l’animale mangi quello che è naturalmente previsto per lui. I problemi iniziano quando si mette di mezzo l’uomo.

Il peggiore nemico

Se qualsiasi animale capita sotto le grinfie dell’uomo, ecco che cominciano i guai. Ovviamente l’alimentazione da lui proposta non assomiglia per nulla a quella naturale, avendola alterata con materie prime modificate, sostituite, incrementate enormemente attraverso i cicli di produzione intensivi. Ecco che compare la placca, il tartaro, le stomatiti, le gengiviti, le afte, l’alito pestilenziale. A seguire, inevitabilmente,  la necessità della detartrasi, fino alla pratica di dover lavare a cani e gatti i denti con lo spazzolino, il dentifricio e il filo interdentale. E, proseguendo nel tempo, la necessità di anestesie, estrazione dei denti malati, fino ad animali, specie i gatti, che necessitano addirittura dell’ablazione totale dei denti vacillanti a causa della piorrea o della retrazione delle gengive infiammate cronicamente. In pratica, è necessario mutuare quanto succede nel genere umano, che deve ricorrere all’amatissimo dentista.

Il ruolo triplice del cibo

Il cibo è sicuramente la causa fondamentale di tutti i problemi descritti. Andiamo ad analizzare i singoli elementi.

1) Per primo metterei il fatto che cani e gatti sono nati carnivori. Da ciò deriva l’intestino corto, la conformazione dei denti e la loro diversificazione: incisivi per strappare lembi delle loro prede, e molari e premolari per masticarli, ossi compresi. Considerate quanto diversa era l’attività masticatoria rispetto a quella attuale, ora che viene dato tutto macinato o molle e ove le crocchette, l’alimento apparentemente sostitutivo, non vengono pressoché masticate. Gli ossi, utilissimi alla pulizia meccanica dei denti, non vengono più dati (ed è il male minore, ma specie perché sono veri e propri depositi delle più svariate sostanze chimiche e farmacologiche), e non sostituiscono più le loro prede naturali. Queste ultime venivano strappate a lembi con gli incisivi, permettendo loro di svolgere la funzione naturale e di mantenersi sani, e tutto il corpo triturato interamente, ossa pelle e piume assieme, consentendo una masticazione fisiologica e mantenendo i molari in salute e puliti.

2) Per secondo, metto l’inquinamento chimico e farmacologico degli alimenti, fatto che costringe letteralmente l’organismo ad accendere processi infiammatori, che rappresentano dei veri e propri inceneritori che si fanno carico di disintegrarli. Uno degli organi che s’infiamma come meccanismo di difesa e’ proprio la bocca, fatto che destabilizza le sue varie funzioni, mettendo le basi per la formazione della placca, tartaro e così via.

3) Per terzo metto l’abitudine deleteria di dare, specie ai cani, dolci e alimenti zuccherati. Mi rendo conto che non è facile rinunciare a gratificare il nostro adorato amico anche in questo modo, ma, realmente, l’unico che viene gratificato senza conseguenze é chi dona, perché chi riceve si prepara ad avere una bocca progressivamente devastata.

Come difendere i nostri cani e gatti

Non è facile, ma si può diminuire molto questo rischio:

1) Per prima cosa, eliminare tutti i cibi che contengono zuccheri e carne derivante da allevamento intensivo. Ciò per allontanare i residui di ossitetraciclina, antibiotico largamente e legalmente usato nell’allevamento intensivo per la sua efficacia, assenza di tossicità evidente ed economicità. Questi residui farmacologici diventano inopinatamente tossici depositandosi nell’osso degli animali d’allevamento intensivo più comuni, pollo e maiale in testa. In tal modo, tutto ciò che contiene osso provoca infiammazioni (lo si vede chiaramente appena proviamo a darne uno al nostro cane), e una delle sedi d’infiammazione, come detto, è il cavo orale.

2) Seconda cosa, utilizzare dei masticabili che abbiano una forma e una consistenza che permettano una reale pulizia della bocca. Il nostro Chew, recentemente uscito sul mercato e facilmente riconoscibile per la sua forma tridimensionale attraente,  consente questo risultato. Unito a un alimento studiato per infiammazioni del cavo orale, potremo avere delle sorprese inaspettate.

Usiamo i poteri della natura

Ricordare che se date la possibilità all’organismo di lavorare secondo i criteri normali, anche patologie apparentemente incurabili possono in vari casi regredire. Lo dico perché ho avuto la possibilità di riscontrarlo numerosissime volte.

E quando la natura non basta?

Tutto ciò che ho descritto funziona solo se che si dedica ai propri pet ha tempo, voglia e capacità di far loro seguire i suggerimenti sopra esposti. Ed è vero anche che i pet sono cambiati rispetto agli animali selvatici, così come è cambiato il loro stile di vita. Ecco che, per supplire a nostre eventuali mancanze, ci vengono in soccorso i professionisti della toelettatura.

Affidatevi, allora, alla loro professionalità e la bocca tornerà, almeno per un periodo, smagliante come quella degli animali selvatici.

Un grosso errore della medicina attuale

Lo sapete qual e’ il più grosso equivoco della medicina tradizionale? Considerare i sintomi espressione di malattia: partendo da questa convinzione, febbre, infiammazione, vomito, diarrea, tosse, scialorrea, contratture muscolari, dolore e altri sintomi  sono da eliminare nel più breve tempo possibile. Ma proviamo a ragionarci sopra e sarà facile capire che i sintomi sono espressione di RISPOSTA ALLA MALATTIA, di reazione dell’organismo.

La febbre e l’infiammazione sono i meccanismi di difesa per uccidere i germi, per eliminare le sostanze tossiche e per riparare delle lesioni, il vomito e la diarrea i meccanismi più semplici per espellere ciò che non deve restare nell’organismo, la tosse per espellere col muco i residui della lotta con i germi, la contrazione muscolare è “un’ingessatura” di una parte lesionata che non deve muoversi, il dolore un meccanismo per impedire movimenti pericolosi.

Quindi? Meglio l’omeopatia, che agisce aiutando l’organismo nella stessa direzione che ha già intrapreso, senza interferire in modo pesante con i meccanismi di difesa come fanno i farmaci sintomatici. Fidatevi, l’omeopatia tutto è fuorché acqua fresca. La riprova sono i successi dei veterinari (me compreso) che la applicano, anche su animali che non possono beneficiare assolutamente dell’effetto placebo (vedi polli, tacchini, conigli, maiali o animali dello zoo che molte volte non visiti per non aggravare lo stress della costrizione). Altro che acqua fresca, l’errore di base sta nel considerare l’omeopatia con i parametri della farmacologia, infatti, da questo punto di vista, sono effettivamente acqua fresca. La spiegazione della loro efficacia (molte volte addirittura stupefacente) sta nella fisica quantistica perché parliamo di un segnale, di una frequenza che hanno i rimedi omeopatici.

Un’ulteriore riprova: qualcuno mi trovi un medico omeopata, dico uno (non saremo mica tutti truffatori!) che l‘abbia abbandonata perché inefficace.

Molti medici e veterinari l’abbandonano, ma per un solo motivo: è molto più difficile da applicare e si rischiano denunce di omissione di soccorso visto che dal punto di vista chimico è veramente acqua fresca. Forse la medicina si dimentica che il giuramento d’Ippocrate impegna ogni medico a lavorare secondo scienza e coscienza, il ché significa cercare la via più efficace per guarire il paziente, non solo dare un farmaco tradizionale che ti para il sederino….

Patologie legate alle tetracicline

Cari colleghi, mi presento: sono un veterinario italiano che studia precisamente da quarant’anni intolleranze, allergie e reazioni avverse al cibo dei cani e gatti.

Nell’ultimo anno e mezzo sto approfondendo con ricercatori anche il tema del comportamento dei nostri amici animali e le sorprese sono notevolissime in tutti i campi citati. Il tema che il cane sia la sentinella ideale per capire cosa può succedere all’uomo è interessantissimo, specie se i collegamenti sono facili da vedere. Perché posso affermare che sono facili? Perché, se prendiamo le patologie più comuni, quali i processi infiammatori, il cancro, i problemi di riproduzione e quelli comportamentali, le analogie e le cause probabilmente in comune fra uomo e animali domestici emergono con estrema chiarezza.

Mi spiego meglio: gli studi fatti durante quasi trent’anni di clinica (sono un semplice clinico con un’esperienza difficilmente replicabile, motivata dal periodo storico nel quale ho esercitato, caratterizzato, in Italia, da numerosi i clienti e pochissimi colleghi specializzati nei piccoli animali) mi hanno permesso di avere fatto una scoperta fondamentale, scoperta che implica decine di situazioni diverse. Questa scoperta è tanto semplice quanto complessa: la famiglia delle tetracicline è responsabile della grande maggioranza delle patologie che affliggono cani e gatti proprio da quarant’anni. Tutti i farmacologi con cui ho parlato mi hanno detto con sicurezza che non c’è più nulla da scoprire su questa famiglia di antibiotici, eppure non è assolutamente vero, perché nessuno ha scoperto che questi antibiotici, privi di tossicità diretta reale, lo diventano quando si accumulano nel tessuto osseo, legandosi al calcio. Tutto ciò che contiene osso diventa fortemente tossico (ne abbiamo abbondanti prove attraverso decine di studi pubblicati e in via di pubblicazione). Purtroppo, le tetracicline sono ancora ampiamente e legalmente utilizzate nell’allevamento intensivo degli animali da carne, in special modo pollo (ossitetra) e maiale (doxiciclina) e nessuna autorità sanitaria ha mai controllato l’osso, non considerato edibile, e il grasso, pur ampiamente edibile. Peccato che si ritrovino mediamente 5.000 p.p.m. contro i 100 ammessi nel muscolo (vedi ricerca). E peccato che nessuno si sia accorto della tossicità del legame calcio/tetracicline.

Per farla breve, tutto ciò che contiene osso derivante da animali allevati con tetracicline è fortemente tossico e provoca decine di processi infiammatori, proprio quelli che affliggono la gran parte dei cani e dei gatti. Dove troviamo l’osso? Qui viene il brutto: lo troviamo in gran parte del petfood presente nel mercato, situazione che spiega la frequenza di reazioni infiammatorie (otiti, congiuntiviti, gengiviti, stomatiti, dermatiti, enteriti, coliti e tutto ciò che termina in -lite) e processi di eliminazione (diarrea, vomito, lacrimazione, scoli da parte dell’organismo), le uniche vie che possiede per far fronte a sostanza identificate come dannose. E lo troviamo, udite udite, anche in molti alimenti presenti nelle nostre tavole, quali hamburger, würstel, nuggets, cordon bleu, tortellini, salsicce, e in genere insaccati, prodotti quali bistecchine, cotolette e prodotti surgelati e congelati realizzati da carne separata meccanicamente dall’osso.

Sarà mai che quello che succede a cani e gatti succede anche a noi? È la domanda che si sono posti i ricercatori in campo umano che si sono accostati al Centro Ricerche e Sviluppo, che è il cuore dell’azienda che ho fondato.

Alimentazione semplice

Un’alimentazione semplice e alla portata di tutti serve per garantire un ottimo stato di salute ai nostri piccoli amici.

Cari tutti, lo sapete che esiste una semplice dieta che può far star bene la maggior parte dei nostri piccoli amici? Abbiate la pazienza di leggere quanto segue.

Come molti sapranno, sono un veterinario che ha avuto la fortuna di scoprire il motivo delle maggioranza delle patologie croniche o ricorrenti che affliggono i nostri piccoli amici (dermatiti, leccamento della zampa, lacrimazione continua, forfora, prurito, odore cattivo della cute, seborrea, otiti, congiuntiviti, desiderio continuo di erba, vomito a digiuno, diarrea, infiammazioni delle sacche anali, cistiti, nefriti, gengiviti e varie altre): la causa più frequente è la presenza di residui chimici e farmacologici in molti alimenti, primo fra tutti l’ossitetraciclina, presente molto spesso nella carne derivante dall’allevamento intensivo, ma altrettanto importante è riequilibrare l’alimentazione con la necessaria quantità di Omega3.

Il mio desiderio è di mettere a disposizione del maggior numero di proprietari di animali possibile una formula dietetica che risolva il problema. Ho fondato un’azienda mangimistica per creare alimenti formulati proprio per questo, ma la formula può essere tranquillamente realizzata da ciascuno di voi a casa propria con alimenti casalinghi, oppure potrete utilizzare i mangimi dell’azienda che preferite, cercando quelli che si basano sulle stesse materie prime (ma prestate molta attenzione al cartellino!). Se, invece, sentite di potervi fidare di quanto sto raccontandovi, potete utilizzare anche le formule FORZA10, la linea di alimenti che ho creato per meglio rispettare la mia mission personale di veterinario: il benessere animale (e, non lo nascondo, anche quello personale, della mia famiglia e dei membri della mia azienda).

Provate la seguente formula casalinga (riso, pesce di mare o carne biologica o di animali non derivanti dall’allevamento intensivo (pecora, cervo, cinghiale, con l’aggiunta di olio d’oliva e/o di pesce e magari integrati con delle carote e un po’ di frutta), eliminando completamente ogni tipo di carne derivante dall’allevamento intensivo, snack, ossi e bocconcini da tavola (o mangimi basati sullo stesso principio): potrete osservare già dai primi giorni la progressiva scomparsa dei disturbi appena descritti. Come riscontro, potrete vedere la loro ricomparsa già dopo poche ore dalla reintroduzione, volontaria o involontaria, di un alimento contaminato. In caso di mancanza di risultato, sarà chiara una diversa origine, da affrontare col vostro veterinario.

Qualche soggetto è allergico al pesce (ma molti meno di quello che si dice o che segnalano i test), rendendo indispensabile ricorrere alle proteine animali non derivanti dall’allevamento intensivo, o usando una dieta vegetale. Tuttavia, vedrete che nella maggioranza dei casi, i sintomi spariranno progressivamente nello spazio di una, due o tre settimane, trasformando in modo impressionante anche lo stato del mantello e la pulizia degli occhi: vale proprio la pena provarci! Quando sarete sicuri dei risultati, diffondete la formula a tutti coloro che potete, contribuendo al doveroso benessere animale: essi non possono scegliere! Vi sono molte altre interpretazioni e convinzioni sul tema esposto, anche molto diverse o addirittura contrapposte (ad esempio, molti obiettano che anche il pesce di mare è inquinato, e hanno perfettamente ragione, ma i metalli pesanti sparsi nell’oceano necessitano di decine di anni prima di arrivare ad una concentrazione pericolosa, specie se si usano pesci di superficie come acciughe, sardine o aringhe, e la riprova è che cani e gatti vivono benissimo con queste proteine, arrivando alla loro vecchiaia con uno stato di salute incomparabile; anche verso i cereali vi è una progressiva tendenza a volerli eliminare: questi alimenti sono realmente dannosi, ma solo se non bilanciati con altri che ripristino l’equilibrio e le quantità di Omega3 e Omega6, e la dieta che vi ho proposto, infatti, impone l’uso del pesce di mare o di proteine di animali allevati al pascolo (tutte fonti ricche di Omega3). Ma spogliatevi dei dubbi e provate: Sono a disposizione per qualsiasi vostra osservazione. Grazie a tutti!

Effetti citotossici dell’ossitetraciclina

Uno dei pilastri fondamentali della composizione delle nostre formule, è l’assenza di residui farmacologici, in particolare di ossitetraciclina, identificata da me e dal Centro ricerca e sviluppo SANYpet – FORZA10, come principale tossico causa di numerosi fenomeni infiammatori nei nostri pet.

Già negli anni ’70, a seguito del fiorire di nuove patologie di origine alimentare e dell’analisi, eseguita in sei anni, di un cospicuo numero, oltre 1300, di casi clinici, ero arrivato alla conclusione che le manifestazioni di intolleranza alimentare, fossero in realtà dovute alla presenza nell’osso di residui tossici dell’ossitetraciclina, antibiotico largamente e legalmente usato nell’allevamento intensivo, specie del pollo.

SANYpet, quindi, fin dall’inizio della sua attività, non ha mai impiegato materie prime provenienti da allevamenti intensivi, ma ha privilegiato il pesce di mare, carni provenienti da allevamenti estensivi e materie prime biologiche che garantissero l’assenza di questo residuo farmacologico assieme a un controllo sistematico dei metalli pesanti.

Due ricerche mirano a confermare quanto solamente ipotizzato nei miei anni di pratica medico veterinaria. Questi studi sono stati pubblicati, il primo, sulla rivista “Poultry Science” e ha visto la collaborazione dei Dipartimenti di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino, di Scienze Mediche Translazionali dell’Università di Napoli, Federico II e Scienze dell’Università della Basilicata, il secondo, sulla rivista “Journal of Biochemical and Molecular Toxicology” nato dal lavoro congiunto dei Dipartimenti di Scienze Mediche Translazionali dell’Università di Napoli, Federico II e Scienze dell’Università della Basilicata.

LE RICERCHE

Lo studio “Cytotoxiceffects of oxytetracycline residues in the bones of broiler chickens following therapeutic oral administration of a water formulation“, ha valutato:

  • la presenza residuale di ossitetraciclina e suoi epimeri in macinato d’osso proveniente da polli cui era stata
  • somministrato l’antibiotico nell’acqua di bevanda secondo i classici schemi di trattamento;
  • l’effetto citotossico in vitro su linee linfoidi umane e canine.

L’ossitetraciclina è un antibiotico che fa parte della classe delle tetracicline, ed è largamente e legalmente impiegata nell’allevamento zootecnico intensivo, per l’ottimo rapporto costo/beneficio. Essa è stata somministrata a polli da carne attraverso l’acqua di bevanda secondo i normali schemi di somministrazione, assicurando che fossero rispettati i tempi di sospensione prescritti. Sono inoltre stati condotti dei test in vitro incubando linfociti sia umani sia canini con un mezzo condizionato con osso trattato con ossitetraciclina per valutarne la citotossicità.

Lo studio ha messo in evidenza che:

  • il macinato d’osso proveniente da animali trattati in cui veniva rispettato il periodo di sospensione, presenta livelli 10 volte superiori rispetto il LMR (Limite Massimo Residuale) previsto per il muscolo (100 µg/kg)
  • le cellule incubate in un medium condizionato con macinato d’osso proveniente da animali trattati andavano in apoptosi (morte programmata).

I risultati evidenziano quindi non solo la permanenza, per lunghi periodi, di residui di ossitetraciclina nel tessuto osseo ma soprattutto l’effetto citotossico, attraverso l’induzione di apoptosi, che tale antibiotico esercita. Risulta dunque chiaro come i tempi di sospensione non proteggano da tutto ciò che contiene osso, come evidenziato in moltissime farine di carne utilizzate comunemente nel petfood.

Lo studio “Toxicological Implications and Inflammatory Response in Human Lymphocytes Challenged with Oxytetracycline” ha voluto approfondire quanto emerso nella precedente sperimentazione valutando sia l’effetto citotossico nei confronti di cellule del sistema linfoide, sia la possibile azione pro – infiammatoria dell’ossitetraciclina mediante valutazione, in vitro, del rilascio di Interferone-gamma (INF-γ) da parte di cellule del sistema linfoide.

Lo studio condotto in vitro su cellule linfoidi umane ha:

  • confermato l’effetto pro-apoptotico dell’ossitetraciclina sulle cellule del sistema linfoide che si esplica prevalentemente dopo 24-48 h di incubazione;
  • evidenziato un diverso comportamento delle medesime cellule nelle prime fasi di esposizione all’antibiotico (10-12 h), rispetto alle fasi tardive (24-48 h);
  • evidenziato un aumento statisticamente significativo della produzione di INF-γ da parte dei linfociti T CD4 e CD8 come pure da cellule non-T.

I risultati estremamente interessanti dello studio confermano l’effetto pro-apoptotico dell’ossitetraciclina, tuttora largamente utilizzata in allevamento, che può avere un riflesso rilevante sull’omeostasi tissutale e alterare le condizione di tessuti, organi e apparati, inclusa l’induzione di fenomeni autoimmuni. L’aumento della produzione di INF-γ, una delle principali molecole ad effetto pro-infiammatorio, è un ulteriore elemento a supporto della tesi dell’effetto tossico e pro infiammatorio determinato dall’ossitetraciclina e di un suo ruolo importante nello sviluppo di conseguenti reazioni infiammatorie.

LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE

A livello scientifico, tali risultati aprono a scenari più complessi e a prospettive future di ricerca volte ad indagare la relazione fra alimentazione e patologie su sfondo infiammatorio.

E’ importante sottolineare che tutti gli studi sulla tetraciclina già pubblicati e quelli ancora in corso, sono nati dopo che, negli anni ’70, l’avevo clinicamente identificata come probabile causa delle più comuni patologie infiammatorie del cane e del gatto. Queste reazioni infiammatorie sono tuttora prive di una spiegazione, e vengono quasi sempre indicati i saprofiti locali come causa quando è evidente che la crescita esponenziale del saprofita è solo l’effetto dell’infiammazione locale e non la causa.

Gli studi sull’ossitetraciclina già promettono di spiegare scientificamente perché una dieta che elimini tutte le fonti alimentari che possono contenerla fanno regredire con estrema rapidità i più comuni processi infiammatori dei pet.

In altre parole s’indagherà ulteriormente la relazione tra ossitetraciclina e stato infiammatorio e i riflessi sulla salute dei nostri pet.

Cosa si nasconde dietro l’epigallocatechina-3-gallato (ECGC)

Questa molecola dal nome così astruso e difficile da ricordare è uno dei più potenti strumenti anticancro della natura. Essa è una catechina, uno dei polifenoli più potenti ed efficaci, presente in abbondanza nel tè verde. Questa benefica bevanda è una delle chiavi fondamentali che spiega la minore incidenza di cancro nelle popolazioni orientali. In oriente, infatti, se ne bevono tazze molte volte al giorno, e sicuramente la cosa non è casuale, vista la riconosciuta capacità degli orientali di osservare, studiare e capire le caratteristiche delle varie sostanze che la natura ci ha messo a disposizione per scegliere quelle che ci permettono di migliorare la qualità della vita e di prevenire e affrontare al meglio le malattie.
La scienza attuale ci permette sempre più in fretta di identificare in modo scientifico quali principi sono responsabili dell’efficacia delle varie sostanze naturali selezionate dall’esperienza di migliaia di anni di osservazioni delle popolazioni orientali. Proprio riguardo al tè verde, ad esempio, sappiamo perfettamente il ruolo dell’ECGC nel contrastare l’invasione delle cellule tumorali nei tessuti sani. Essa riesce a rallentare e spesso bloccare completamente lo sviluppo dei nuovi capillari (angiogenesi) che il tumore, sfruttando l’infiammazione, riesce a indurre per alimentare se stesso.

La storia di Roy

Mi capita spesso, attraverso SANYpet, l’azienda che ho fondato per realizzare in modo industriale le “ricette” che avevo elaborato durante la mia vita di veterinario clinico, di aiutare qualcuno che ha difficoltà per particolari situazioni. Ovviamente, se guardassimo tutto quello che succede in Italia, avremmo migliaia e migliaia di casi disperati da aiutare, specie per i cani abbandonati, ma dovremmo avere portafogli da Paperoni, cosa lontanissima dalla realtà. L’azienda sta in piedi e dà lavoro a molte famiglie, ma non ha mai distribuito un utile, questo perché le formule adatte a ridare salute ai nostri amici a quattrozampe sono realmente molto costose e non si può derogare dall’utilizzo di materie prime (pesce di mare, carne biologica e carne non derivante da allevamento intensivo) che costano due, tre o quattro volte di più di quelle tradizionali.

Un giorno di Gennaio 2014, mi sono imbattuto, su Facebook, nelle foto di un cagnone devastato dalla Leishmaniosi. Questo cagnone, di nome Roy, era stato raccolto randagio da un gruppo di volontari siciliani, che, con grande cuore e sensibilità, si dedicano a raccogliere e cercare di trovare famiglia ai cani abbandonati. L’aiuto richiesto era di ordine economico, e devo dire che avevo visto molte persone generose,magari anche con piccole offerte, dare il proprio contributo. Ho pensato di aiutare anch’io, e l’ho fatto proponendo di fornire gratuitamente una nostra formula, Immuno Active, che aveva dimostrato di poter riportare in equilibrio l’organismo nei cani devastati da questa orribile malattia, la Leishmania. Le cure farmacologiche attualmente in uso permettono di tamponare la situazione, ma non sono in grado di risultare determinanti, tanto che molti animali, anche se curati, muoiono inesorabilmente. Proprio l’assenza di cure efficaci (anche il vaccino attualmente sul mercato non sembra proprio essere la soluzione), mi aveva spinto a indagare se le nostre formule Forza10 Active, che tanti successi ci hanno permesso nel far regredire le più svariate patologie d’origine alimentare, potessero essere la base per affrontare questa temibilissima parassitosi.

Con l’aiuto del Dott. Gianandrea Guidetti, geniale farmacista conoscitore della fitoterapia e delle piante medicinali e responsabile del settore fitoterapia della Ricerca e Sviluppo abbiamo ideato e formulato Immuno Active, prodotto che abbiamo sottoposto al Dipartimento di Medicina Veterinaria di Napoli perché ne testassero l’efficacia (dott.ssa Laura Cortese) e la risposta del sistema immunitario (Dott.Giuseppe Terrazzano del Dipartimento di Scienze, Università della Basilicata). I risultati di due anni di studi, senza alcun intervento invasivo nei cani sottoposti allo studio, sono stati superiori a qualsiasi aspettativa, sia nei confronti del sistema immunitario, tornato alla normalità, sia per i risultati clinici, che hanno evidenziato un ritorno ad un aspetto da cani perfettamente normali. Forte di questi studi, ho messo a disposizione Immuno Active per Roy, e il cane, ridotto in condizioni pietose e con uno sguardo tristissimo e abbattuto, in un tempo inferiore ai quaranta giorni è ritornato perfettamente normale. Roy è stato sottoposto anche alla cura classica, ma chiunque si intenda della malattia, sa perfettamente che non è possibile ottenere risultati del genere con i farmaci, che, anzi, sono molto poco efficaci. Chi lo desidera, può andare a vedere il video su Facebook, è realmente impressionante.

Ma la storia non è finita. A fine Aprile, riunita tutta la famiglia, abbiamo deciso di adottarlo e, con una staffetta, lo abbiamo fatto venire a casa nostra dalla Sicilia (!) e da allora, dopo alcuni giorni in cui era spaesato e preoccupato, si è inserito a meraviglia pur avendo circa cinque anni e tutti gli vogliamo molto bene. Pensate che Roy non fa i suoi bisogni in giardino e li fa solo quando lo portiamo fuori a passeggio. Ho la fortuna di vivere in collina, e possiamo lasciarlo libero di correre ed esplorare la zona. Con gli altri cani è molto sereno, quando passa davanti a una casa nel cui giardino c’è un altro cane, non fa una piega, anche se l’altro abbaia furiosamente, ed è molto educato, sembra abbia studiato a Oxford! Sono convinto che continuando ad alimentarsi con Immuno, non avrà ulteriori problemi, ma, naturalmente, gli faremo esami periodici per controllare lo stato di salute. Viva il nostro re!

E la storia continua…

Sì, perchè in una grande famiglia come quella di FORZA10…..