Il potere delle piante

Il potere delle piante – Una ricerca innovativa

Cari amici, ho il piacere di annunciarvi che, proprio in questi giorni, è stata pubblicata su una rivista di livello scientifico molto elevato (Journal of Immunology research, titolo “In vitro effects of some botanicals with anti-inflammatory and anti-toxic activity”) una ricerca tra le più importanti realizzate dal Dipartimento di Ricerca e Sviluppo SANYpet – FORZA10, sotto la guida dell’illustre immunologo, il Prof. Giuseppe Terrazzano. Questo lavoro, oltre a confermare scientificamente le già note proprietà antiossidanti e antinfiammatorie delle piante medicinali e della fitoterapia, dimostra, primo al mondo, l’effetto antitossico di un preciso pool fitoterapico sull’ossitetraciclina. Questo  antibiotico, largamente e legalmente utilizzato negli animali da carne, è stato da da noi identificato come possibile nemico della salute, avendo dimostrato la sua presenza nel macinato d’osso.*

Abbiamo decine di ricerche che evidenziano come le nostre diete nutraceutiche specifiche per organo (FORZA10 Active Line) permettano di risolvere la maggioranza delle patologie croniche dei nostri pet, ciò proprio perché riteniamo che esse siano provocate molto frequentemente proprio dall’ossitetraciclina, presente troppo spesso nel pet food tradizionale. Chiarisco che le aziende del settore pet food sono, assieme a tutta la filiera ispettiva e produttiva (autorità sanitarie, allevatori di animali da carne, produttori di farine) parte lesa, perché il problema sta a monte in una grave lacuna legislativa che prescrive il controllo dei residui di antibiotici esclusivamente sul muscolo, rene, fegato, uova, latte e miele, ignorando totalmente l’osso e il grasso perché non considerati edibili (mangiabili). Eppure, la contaminazione farmacologica e chimica degli alimenti da parte di molti inquinanti avviene proprio attraverso il consumo (quasi sempre inconsapevole) di osso e grasso, vere e proprie “discariche” di molti tossici. Non si può ignorare, infatti, che tutto ciò che viene realizzato con la carne separata meccanicamente dall’osso (wurstel, hamburger, nuggets, salsicce, insaccati vari, cordon bleu, spesso i tortellini) contiene osso in percentuali variabili ma anche importanti.

Ingredienti puliti, piante e ricerca scientifica: i  consigli per la salute

Invito tutti i possessori di cani e gatti a riflettere su questi punti riguardo la loro alimentazione:

  • SANYpet, azienda rigorosamente Cruelty Free, è nata dall’esperienza clinica personale sulle diffusissime patologie d’origine alimentare;
  • Ha un Dipartimento di Ricerca e Sviluppo che ha realizzato decine di ricerche sulle più frequenti patologie croniche o ricorrenti del cane e del gatto, identificando le formulazioni  efficacissime di tutte le referenze FORZA10 Active, Bio e Maintenance;
  • Ha collaborato o collabora con otto diverse università;
  • Ha pubblicato 13 di tali ricerche su prestigiose riviste scientifiche internazionali e ne sta per pubblicare a breve almeno altre cinque estremamente importanti su ciò che sta minando la salute dei nostri pet e su ciò che si può fare per ripristinarla;
  • Utilizza materie prime eccezionali e pulite, avendo realizzato due stabilimenti in Islanda proprio per poter disporre di fonti alimentari e botaniche prive di ossitetraciclina e non inquinate;
  • Si rifornisce direttamente anche in Nuova Zelanda, al pari dell’Islanda vera e propria oasi incontaminata;
  • Ha una conoscenza unica sugli inquinanti più tossici, su come evitarli e, attraverso la profonda conoscenza del Dott. Gianandrea Guidetti, su come utilizzare scientificamente le piante medicinali per aiutare l’organismo a combatterne l’onnipresenza;
  • Ha importanti brevetti internazionali per la protezione dei principi naturali aggiunti;
  • Ha una conoscenza approfondita sui delicati equilibri fra Omega3 e Omega6, molto più complessi e vitali di quanto si possa immaginare;
  • Ha tutto per essere l’azienda di cui fidarsi per alimentare quotidianamente i vostri amici più cari;

Tutti promettono, noi manteniamo, parola di Sergio Canello.


*MICROBIOLOGY AND FOOD SAFETY Poult Sci. 2015 Aug;94(8):1979-85. doi: 10.3382/ps/pev141. Epub 2015 May 25.

Cytotoxic effects of oxytetracycline residues in the bones of broiler chickens following therapeutic oral administration of a water formulation.

JOURNAL OF BIOCHEMICAL AND MOLECULAR TOXICOLOGY Volume 00, Number 0, 2015

Toxicological Implications and Inflammatory Response in Human Lymphocytes Challenged with Oxytetracycline.

Lo sapevate che le cagne di tutte le razze, analogamente alle donne, fanno sempre più fatica a partorire normalmente?

Considerando che la femmina di ogni specie ha partorito da sempre senza l’intervento di un chirurgo (ovviamente rischiando la vita e, spesso, perdendola), pare logico cercare di capire perché. Fermo restando che il cesareo rappresenta uno strumento importantissimo per salvare chi non riesce a partorire.

Essendo maschio, è fin troppo facile essere accusato di non poter giudicare su un tema così delicato, ma non voglio giudicare, voglio solo comunicare le esperienze fatte in quasi trent’anni di clinica veterinaria.

Le difficoltà di parto della cagna sono aumentate progressivamente dagli anni ’70, arrivando alla attuale frequenza veramente alta dei cesarei.

La prima domanda è: è una vera necessità o è una forzatura? Dietro ai cesarei, sia in umana sia in veterinaria esiste un business molto allettante, ed è sicuro, specie per le donne, che le cliniche abbiano facile gioco ad approfittare della legittima paura delle partorienti, terrorizzate dai racconti di madri, amiche e conoscenti. Debbo confessare che, per molti anni, sono stato convinto che le donne fossero diventate delle pittime, incapaci di sopportare il minimo dolore. Invece, proprio verificando ciò che succede nelle cagne, mi sono reso conto che moltissime donne non riescono a partorire anche se ci mettono tutta la loro buona volontà e anche se non vengono influenzate dai racconti delle conoscenti. Infatti, le cagne non possono essere certo influenzate dalle loro consimili, eppure molte, troppe, non ce la fanno spontaneamente.

E allora perché? La soluzione sembra troppo semplice per essere vera, eppure, se applicata in veterinaria, fa aumentare clamorosamente il numero dei parti spontanei: la causa di tutto è la forte carenza di Omega3 nell’alimentazione. Ho già abbondantemente riferito sui motivi della carenza di Omega3 negli alimenti, e mi limito a ricordare che gli Omega3 elasticizzano tutte le membrane cellulari, andando a influenzare il funzionamento di tutti i tessuti elastici. Questi ultimi sono presenti in tutte le strutture del corpo, permettendo la loro normale funzione. Se ci focalizziamo sull’utero, possiamo comprendere che un parto potrà espletarsi solo se il collo dell’utero si dilata fisiologicamente, se il bacino si rilassa quel tanto da permettere ai feti di passare e se le fibre elastiche dell’intero sono presenti e in grado di “spingerli” verso l’uscita. Il tutto con il contributo essenziale delle fibre elastiche contenute nei vasi uterini, fibre che, contraendosi nel momento che si lacerano vene e arterie, accelerano la coagulazione riducendo in modo fondamentale le perdite di sangue del parto (le lochiazioni).

Non ci sono Omega3? Il parto non avviene o avviene con enorme difficoltà, con conseguenti sofferenze inumane delle partorienti. Come criticare la donna che vuole a tutti i costi il cesareo, senza nemmeno discutere? Eppure la soluzione è veramente semplice: consiste in un’alimentazione ricca di pesce, olio di pesce, olio d’oliva, semi di lino.

Posso assicurarvi che molte cagne non in grado di partorire tornano a partorire fisiologicamente, rapidamente e con perdite ematiche insignificanti. Sono un semplice veterinario, ma perché non applicare il metodo alle donne? Se c’è qualche medico che mi legge, sarei felice di potermi confrontare su questo delicatissimo tema.

Naturalmente, invito tutti coloro che, o perché allevatori o perché proprietari che hanno deciso di convivere con la propria cagna il miracolo di un gravidanza, di utilizzare alimenti ricchi di Omega3.

Lo sapevate che lo squilibrio fra Omega3/6 provoca la tendenza all’obesità?

Lo sapevate che lo squilibrio fra Omega3/6, sempre a sfavore degli Omega3 per la trasformazione dei cicli naturali di produzione agricola, oltre ad alimentare i processi infiammatori dovuti alla presenza del residuo tossico dell’ossitetraciclina da me abbondantemente evidenziato, provoca la tendenza all’obesità?

Parlo di tendenza, ma è molto di più: è sufficiente andare a verificare l’epidemia (si parla di epidemia, quando si presenta un numero molto alto di casi di una precisa patologia, indipendentemente dalla contagiosità) di obesità nei lattanti, ove l’unica causa logica è proprio l’uso di un alimento fortemente squilibrato negli onnipresenti Omega6: il latte! Il motivo è molto semplice: le vacche da latte vengono allevate fondamentalmente con gli insilati di mais, mentre la natura ha previsto per loro la semplice erba. Solo che l’erba è ricchissima di Omega3, mentre il mais è l’esatto contrario. Madre natura ha previsto tutto, andando a fare in modo che l’erba diventi particolarmente ricca di Omega3 durante la primavera, permettendo alle femmine in gravidanza di averne nel proprio sangue in forte quantità e ai loro feti di beneficiarne durante la gestazione. Ricordo che gli Omega3 sono indispensabili anche per lo sviluppo cerebrale, e che nulla è lasciato al caso.

Tornando all’obesità, è sotto gli occhi di tutti l’esempio statunitense, ove l’obesità è diventata un’emergenza nazionale. Tuttavia, è necessario sottolineare una cosa: se si osserva la popolazione di una grande città nordamericana, posto ideale per vedere migliaia e migliaia di persone, si può facilmente notare che non ci sono mezze misure: le persone, o sono normali o sono esageratamente grasse. La mia convinzione è che determinati individui diventino obesi perché il loro organismo, più degli altri, si squilibra a causa di un’alimentazione esageratamente ricca di Omega6 e poverissima di Omega3, sempre a causa della trasformazione dei cicli di produzione agricola. E’ vero che ci sono individui che mangiano in modo veramente esagerato, ma credo sia più un effetto che una causa dello squilibrio. Da questo punto di vista, risulta importante la ricerca pubblicata recentemente sulla rivista American Journal of Lipid Research, che ha imputato lo sviluppo dell’obesità allo squilibrio nell’alimentazione nel rapporto tra omega6 e omega3. Secondo questo studio presentato dal professor Gerard Ailhaud (Università di Nice-Sophia Antipolis in con CNRS, INRA), lo squilibrio del rapporto omega6 e omega3, promuove l’obesità da una generazione all’altra.

Questo è estremamente importante perché potrebbe spiegare come mai i figli degli obesi vadano troppo spesso incontro allo stesso destino.

Per la dimostrazione, i ricercatori hanno esposto quattro generazioni di cavie a una dieta di tipo occidentale, replicando lo squilibrio tra omega6 e 3 (10/1) e hanno notato che le cavie sono gradualmente aumentate di peso nelle successive generazioni.

Per spiegare questa trasmissione da una generazione all’altra è necessario coinvolgere l’epigenetica: vale a dire che il patrimonio genetico (genoma), non può essere modificato, ma il funzionamento di alcuni geni si può alterare perché regolati proprio dall’alimentazione.

Rammentiamo che omega6 e omega3 sono acidi grassi polinsaturi essenziali per il corpo umano, che non è in grado di produrre, e bisogna introdurli con l’alimentazione.
Negli ultimi decenni, l’obesità è nettamente aumentata, contemporaneamente alla trasformazione delle caratteristiche del grasso. Non è certo difficile collegare tutto ciò con l’aumento nell’alimentazione di omega6 a svantaggio dell’omega3.

Metto in evidenza che al mondo non siamo tutti pazzi e incoscienti, e che esiste, ad esempio, la filiera del lino (i semi di lino sono ricchissimi di Omega3) nell’allevamento dei bovini ma non solo. Questo provvedimento, banale ma molto efficace, permette agli stessi animali da carne di vivere in condizioni di salute vicine alla normalità, consentendo, allo stesso tempo, la produzione di prodotti molto più sani (latte, carne, uova, formaggi, yogurt).

Fermo restando una considerazione di fondo: l’allevamento di animali per mangiarli è ormai una pratica insostenibile per vari motivi, prima etico, ma anche non volendoci fermare a quello che ritengo imprescindibile, l’allevamento intensivo ha un prezzo insostenibile sia per lo spreco di risorse sia per l’inquinamento provocato dalle deiezioni degli animali (gas metano in enormi quantità) e dai prodotti chimici e farmacologici utilizzati nel ciclo di produzione.

Ricordo che il rapporto Omega6/Omega3 è triplicato o quadruplicato in quarant’anni e negli Stati Uniti è arrivato a 40 a 1, mentre in Europa la media è di 10/1, già molto alta.

Come dicevo, gli Omega3 sono presenti nei semi di lino, colza, canapa e pesci, specie quelli grassi (salmone, sardine e sgombri sono ricchi). Per l’uomo, la raccomandazione è di mangiare questo tipo di pesce una o due volte alla settimana, anche visto che contribuisce a tener asciutto il corpo. Non conviene esagerare neanche nel consumo di pesce, perché una vita media ormai intorno ai 90 anni può realmente portare ad un accumulo di metalli pesanti tossici. Lo stesso non vale per cani e gatti poiché la loro vita media è cinque volte inferiore a quella del genere umano. E anche perché vi sono dei controlli sulle materie prime destinate a cani e gatti che, forse paradossalmente, sono più severi che quelli previsti per noi stessi.

Come riconoscere un’intolleranza e un’allergia

Vista la diffusione sempre più ampia delle patologie legate all’alimentazione, è importante affinare quanto più possibile la diagnosi differenziale fra allergia e intolleranza alimentare, per poterle meglio riconoscere. Sarà, quindi, utile rivedere i concetti fondamentali che contraddistinguono l’una dall’altra, mettendo in luce gli elementi distintivi delle due patologie.

Tabella riassuntiva dei segni distintivi dell’uno e dell’altro disturbo:

  • Allergia: coinvolgimento del sistema immunitario;
  • Intolleranza: reazione chimico-fisica senza coinvolgimento del sistema immunitario;
  • Allergia: tempi di risposta alla dieta da privazione compresa fra i 20 e i 90 giorni;
  • Intolleranza: tempi di risposta alla dieta da privazione compresi fra i 2 e i 20 giorni;
  • Allergia: localizzazione del prurito e lesioni a muso, labbra, ascelle, ventre, arti, padiglione auricolare;
  • Intolleranza: localizzazione del prurito e lesioni a padiglione auricolare, collo, ascelle, groppa, cosce, scroto, faccia volare del carpo;
  • Allergia: lesioni quasi esclusivamente bilaterali;
  • Intolleranza: lesioni tendenzialmente monolaterali;
  • Allergia: tempi di reazione anche in poche ore;
  • Intolleranza: tempi di sensibilizzazione compresi fra gli uno e i dieci anni;
  • Allergia: interessamento principale dell’apparato cutaneo e gastroenterico;
  • Intolleranza: interessamento di tutti gli apparati fondamentali, con fenomeni infiammatori e/ o aumento delle secrezioni ed escrezioni;
  • Allergia: non influenzata dalla quantità di allergene;
  • Intolleranza: reazione influenzata dalla dose dell’allergene.

Lo sapevate che un’alimentazione vegana è molto efficace in caso di diabete?

Vari medici ormai suggeriscono la dieta vegana per chi combatte il diabete.
Questa strategia nasce da uno studio preciso, che ha diviso 100 pazienti (“persona assistita” secondo la nuova definizione, per me assolutamente ridicola) affetti da diabete in due gruppi di 50, il primo che ha seguito la linea guida dell’Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, finalizzata a provocare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere); il secondo, che ha seguito la dieta vegana integrata con vitamina B12 (con il 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, con meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine). Questa dieta “era basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini”.

Il vincitore? La dieta vegana, sotto tutti i punti di vista. L’accettazione del modello vegano, infatti, è stato accettato e portato a termine dal 67% dei vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada e, fatto fondamentale, il calo di peso ottenuto è stato di 6 chili contro 4. Inoltre, la dieta vegana ha permesso una riduzione netta di farmaci antidiabete (43% contro 26%), una maggiore riduzione del colesterolo Ldl (meno 23 contro meno 11) e dell’emoglobina glicata (1,48% per i vegani contro lo 0,81%).

E’ vero che il cane vegano sembra una contraddizione in termini, ma poiché molti di essi, ovviamente “costretti” dai proprietari, mostrano di stare benone nella maggioranza dei casi (nella dieta vegetariana è necessario fare molta attenzione alla miscela delle proteine vegetali per assicurare tutti gli aminoacidi necessari, e non è facile, rischiando deficit e carenze), perché, di fronte a una patologia così grave, non provare? La dieta vegana Forza10 è perfettamente equilibrata, e può essere un’ottima possibilità di verificarne gli effetti proprio su questa malattia sempre più diffusa sia nell’uomo sia nei piccoli animali.

Teniamo presente che, oltre al nostro Vegetal, che merita di essere messo alla prova, abbiamo anche una dieta più “normale”, basata sul pesce: FORZA10 Weight Control, prodotto secco formulato specificatamente per il diabete di tipo 2 che, proprio negli ultimi mesi, stiamo testando con risultati sorprendenti, su gatti affetti questo tipo di diabete, una dieta umida fondata su puro salmone islandese e un pool specifico di piante: nella quasi totalità dei soggetti, è stato possibile dimezzare la dose d’’insulina o addirittura eliminarla completamente. Può essere utile anche il nostro FORZA10 Immuno (disponibile sia per il cane che per il gatto), che trovate sul sito forza10.com e che ha dimostrato di essere in grado di far virare una malattia di tipo autoimmune come la Leishmania in una forma “normale”, con un ritorno a uno stato clinico veramente sorprendente e stabile.

Leggete gli articoli pubblicati

Toxoplasmosi

Cari amici, vi scrivo da veterinario che ha passato una vita fra cani, gatti e loro proprietari, oltretutto quando ciascun veterinario in gamba aveva migliaia (dico migliaia) di clienti. Pensate quale esperienza e sicurezza si possono acquisire in anni e anni di lavoro quotidiano con decine e decine di quattrozampe da visitare ogni santo giorno… Fra l’altro, sono stato, a Padova, il veterinario dei gatti per tanti anni, e non ho mai avuto né saputo di clienti donne che si sono prese la toxoplasmosi dal proprio gatto.

Le misure necessarie

D’altronde, sono sufficienti delle misure igieniche semplicissime per non correre il minimo rischio: basta che le donne non si curino della pulizia della vaschetta igienica. Lo sapete, in ogni caso, che, primo, il gatto deve contrarre la malattia, secondo, posto che la contragga, ha solo pochi giorni per poterla trasmettere, terzo, è necessario che, in quei giorni, le feci permangano nella cassetta per almeno 48 ore, quarto, anche in quel caso, chi si occupa della cassetta, deve portare alla bocca dei frammenti di feci, quinto, deve essere sensibile, perché ammalarsi dipende dalla sensibilità individuale, sesto, deve essere gravida o prossima ad esserlo.

Cosa è pericoloso veramente

Le fonti reali di contagio sono verdure mal lavate e la carne cruda. Posto che la salute umana è prioritaria, ha senso allontanare animali per un pericolo così lontano, e non è molto più equilibrato semplicemente dare le necessarie ed elementari regole igieniche?

Avete qualche dubbio? Consultate subito il vostro veterinario.

La diarrea nel cucciolo

I disturbi gastrointestinali sono molto comuni nei cani e nei gatti, e, come al solito, la causa è quasi sempre l’alimentazione.

Ricordate una cosa: se un cucciolo presenta improvvisamente diarrea e all’esame delle feci emerge che ha i vermi (di solito gli ascaridi), non sono quasi mai (direi mai) loro a dare la diarrea.

Ogni infestazione parassitaria, compreso l’intestino, evolve progressivamente, provocando gradualmente il rammollimento delle feci. Solo successivamente, in contemporanea con un progressivo dimagramento, le feci arriveranno ad essere realmente diarroiche. La causa di una diarrea improvvisa può essere un’infezione virale, l’ingestione di qualcosa di nocivo o anche tossico, l’aver preso freddo o essere andato nell’acqua. Difficilmente o pressoché mai la diarrea dipende dai germi che vivono normalmente nell’intestino: questi ultimi proliferano tumultuosamente quando l’intestino è infiammato per altre cause aggravando la diarrea.

Ultima, ma più frequente causa di diarrea è l’alimentazione.

La differenza la fanno due sintomi:

1) Se il cucciolo è abbattuto e ha la febbre, è segno di un’infezione virale o batterica e va subito consultato il vostro veterinario.

2) Se ha diarrea, ma il cucciolo è vispo come al solito, controllare cosa ha mangiato poche ore prima, o cosa può avere ingerito di anormale, e troverete la causa. Tolta quella, la diarrea sparirà spontaneamente in un paio di giorni.

I cibi che più facilmente gliela provoca sono gli insaccati, specie salsiccia, mortadella, ma anche würstel e hamburger industriali. Attenti agli snack, anche se c’è scritto che sono solo vegetali. Non è sempre vero, e, alla base di tutto, alla fine, c’è spessissimo carne derivante da allevamento intensivo, che abbiamo visto essere la causa di molti problemi, fra cui proprio la diarrea. Provate a osservare e la soluzione la troverete per primi voi.

Il miglior medico è sempre il genitore, e voi siete i “genitori” dei vostri cuccioli!

Curare i denti

Curare i denti significa curare prima di tutto l’alimentazione quotidiana scegliendo alimenti di ottima qualità.

Anche in questo caso, gli alimenti squilibrati influenzano in modo determinante la fisiologica opera di pulizia dell’organismo, destabilizzando la complessa flora batterica del cavo orale, determinando gengiviti e stomatiti, condizioni che aumentano a dismisura la formazione di placca, tartaro e alitosi. Ecco perché è diventato pressoché indispensabile intervenire di persona.

La dentatura può essere pulita almeno una volta alla settimana con un apposito spazzolino e una garza su cui va applicato il dentifricio specifico per gli animali, in gel o in pasta. In alternativa, si possono usare anche paste leggermente ruvide da spalmare sulle labbra del cane che leccandosi laverà la superficie dentale.

I nostri studi hanno messo in luce che l’ossitetraciclina, da noi definita il nemico numero uno del cane, fra i numerosi processi infiammatori che può provocare, può colpire il cavo orale, provocando i disturbi appena descritti. Il nostro FORZA10 Oral Active (vedi ricerca relativa) produce risultati molto chiari, riportando alla fisiologia il cavo orale, con la scomparsa dell’alitosi in oltre l’80% dei casi e la scomparsa dei processi infiammatori locali. I normali meccanismi fisiologici tenderanno a ridurre la placca e, spesso a provocare il distacco del tartaro. Non è un miracolo: semplicemente si può riportare l’animale a ciò che succede negli animali selvatici, ove nessuno lava loro i denti e usa paste dentifricie, eppure hanno denti privi di tartaro. Certo, esistono soggetti con patologie al cavo orale, ma sono animali ammalati. E se la situazione è troppo avanzata?
Allora diventa pressoché indispensabile intervenire di persona.

E’ bene infine munirsi di un apposito snack masticabile studiato per contribuire realmente ed efficacemente all’igiene orale: il nostro Chew Mr Fruit. Dalla forma brevettata, ha la capacità di ridurre sensibilmente placca e tartaro, e potete utilizzarlo quando e quanto volete. Attenzione in particolar modo ai cani più sensibili: potrebbero, in questo caso, richiedere una pulizia professionale eseguita dal veterinario circa una volta all’anno.

Quando lavare il cane o il gatto?

Lavare a casa il cane o il gatto solo quando emanano cattivo odore o sono particolarmente sporchi, ciò perché il bagno può rappresentare un’esperienza poco piacevole per il nostro amico.

Teniamo presente che un animale selvatico nessuno lo lava eppure presenta il mantello lucido e splendente. Perché? Semplicemente perché mangia alimenti come la natura ha creato e non mangia alimenti purtroppo derivanti da allevamento o agricoltura intensivi, con svariati residui chimici e farmacologici, specialmente l’ossitetraciclina, un antibiotico che abbiamo identificato come il nemico numero uno della salute, che, nel caso specifico, condiziona pesantemente la salute della cute.

Alimentatelo biologico o con alimenti non derivanti da cicli industriali e vedrete che il pelo lo dovrete lavare solo di rado. Se, comunque, è necessario, lavatelo in una vaschetta o una bacinella con una superficie antiscivolo e con brocche di acqua tiepida da versargli dolcemente evitando di bagnargli la testa. Utilizzate detergenti specifici e delicati a base naturale e senza profumo.

Curare le orecchie è la procedura d’igiene più semplice, a meno che l’animale non soffra di qualche problema specifico. Anche le orecchie rispondono al criterio degli animali selvatici: nessuno gliele pulisce, e non sarebbe necessario. La natura ha creato il cerume proprio per inglobare eventuali corpi estranei, e il meccanismo e così sofisticato che vi è l’espulsione spontanea degli “intrusi” attraverso dei movimenti progressivi del pelo che spostano il cerume verso l’esterno.

Siamo quasi sempre noi a creare i problemi dell’orecchio con un’alimentazione scorretta. Sappiate che un cane in perfetta salute NON presenta cerume abbondante e scuro nelle orecchie. In ogni caso, la pulizia delle orecchie deve essere eseguita non più di due volte al mese. Pulite la zona esterna del padiglione auricolare con un batuffolo di cotone inumidito con acqua o olio per bebè. Per una pulizia regolare è bene utilizzare prodotti specifici per l’igiene auricolare delicati e non aggressivi. Mai usare bastoncini auricolari, ma solo batuffoli di cotone, avendo cura di non andare in profondità.

Il colpo della strega

Chi non ne ha mai sofferto può dirsi fortunato perché è molto frequente e ti fa vedere i sorci verdi dal dolore. D’altronde, la nostra schiena, inizialmente, non era stata progettata per la posizione eretta, e la sua fisiologia ha faticato a trovare un equilibrio solido, al punto che il mal di schiena è diventato un flagello per milioni di persone di tutte le età.

Il colpo della strega capita all’improvviso, spesso senza che si sia fatto uno sforzo particolare. Certo è che solo il raddrizzare la schiena diventa difficilissimo e vi si riesce molto, molto lentamente. Non solo, la cosa si ripete lungo la giornata, proseguendo per vari giorni, costringendo a un’andatura che può far sospettare di avere avuto un incontro con un bruto! Scherzi a parte, la patologia è veramente invalidante, e il primo pensiero sarà quello di chiedere al proprio dottore (ma spesso al farmacista o a un conoscente, che sarà particolarmente felice di dare dei consigli….. saggi?).

Il medico, con ogni probabilità, prescriverà vari farmaci, tutti mirati ad eliminare i sintomi: infiammazione, contrazione muscolare e dolore. Quindi, miorilassanti, antinfiammatori e antidolorifici. Peccato che quei sintomi non siano espressione della patologia, ma siano la risposta necessaria dell’organismo per riparare la lesione che si è verificata a livello della colonna vertebrale.

Ragioniamo assieme: se si è verificata una lesione, quale migliore risposta dell'”ingessare” temporaneamente tutta la zona irrigidendo la muscolatura locale? E quale migliore risposta del dolore come strumento di dissuasione a movimenti che possono aggravare la lesione in corso? E, infine, quale migliore strategia di accendere il processo infiammatorio per riparare la lesione? Si perché il processo infiammatorio è (udite udite) il processo di riparazione dell’organismo, e lo si può leggere in qualsiasi testo di medicina.

Perché quasi tutti fanno questi errori clamorosi? Perché ci si dimentica subito di quanto studiato all’Università sui sintomi più comuni, quali febbre, diarrea, vomito, scialorrea, tosse, sudorazione e proprio infiammazione? Tutti vengono descritti come meccanismi di difesa elaborati dalla natura in milioni di anni, ma non vediamo l’ora di farli scomparire. Di certo, se non si è masochisti, il dolore, l’infiammazione e una contrattura muscolare non piacciono a nessuno, ma se si è consapevoli che sono necessari per arrivare alla guarigione, è più facile accettare l’idea di lasciar fare alla natura il proprio corso, ricorrendo all’indispensabile riposo. Il riposo è l’unico strumento che permette all’organismo di riparare la lesione: se prendiamo farmaci, ci sentiremo di fare attività che provocheranno danni successivi.

Lo sappiamo tutti che il mondo va di corsa e che spesso è impossibile fermarsi, ma se usiamo dei farmaci, almeno facciamo lo consapevolmente, consci di firmare delle cambiali che la natura presto o tardi ti chiederà di pagare con interessi spesso imprevedibili, quali, ad esempio, patologie croniche o irreversibili come le ernie del disco.