La verità su allergie, intolleranze e reazioni avverse al cibo nel cane e nel gatto

Negli anni ’70 le attuali patologie d’origine alimentare erano pressoché sconosciute. Si parla di quelle attuali, perché, ovviamente, erano presenti quelle classiche come il rachitismo, dovute alla malnutrizione e alla poca conoscenza. Nel decennio compreso fra il 1975 e il 1985 queste ultime sono pressoché scomparse e sono tumultuosamente comparse le allergie, reazioni avverse al cibo e intolleranze alimentari.

E’ diffusa una gran confusione in questo settore, e gli stessi termini utilizzati per definirle aumentano il pasticcio. Perché la confusione?

Il vero significato dei sintomi

Il motivo principale è il clamoroso errore di valutazione sul significato dei sintomi, che vengono considerati espressione di patologia, quindi da combattere senza tregua. Peccato che siano l’esatto contrario: essi rappresentano, di norma, la reazione di difesa dell’organismo, come si studia con precisione all’università, salvo dimenticarlo in modo addirittura clamoroso nella professione. Basti pensare a quanti farmaci siano stati creati come “anti” (antinfiammatori, antifebbrili, antiemetici, antidiarroici, anti tosse) e utilizzati per decenni senza alcun limite, bloccando meccanismi di difesa elaborati dalla natura in milioni di anni!

Percentuali reali fra allergie e intolleranze alimentari

Le allergie e le intolleranze sono state confuse o valutate in modo completamente errato, al punto che nei libri anche recenti vengono date delle percentuali di allergie rispetto alle intolleranze (90% allergie e 10% intolleranze) completamente rovesciate rispetto alla realtà. E non sono pochi gli specialisti che ne sono ancora convinti.

Differenze facilissime da verificare

Eppure, esiste un riscontro facilissimo: una dieta da privazione corretta agisce, in almeno l’ottanta per cento dei casi, in meno di 10 giorni, cosa impossibile in caso di allergia. Inoltre, anche le intolleranze propriamente dette sono molto meno di quello che si pensa. Comunissime, invece, le reazioni di difesa contro inquinanti chimici e farmacologici, ormai onnipresenti specie nei cibi. E ancora molti specialisti non ne hanno una percezione corretta. La verità è che le intolleranze alimentari sono nettamente preponderanti e, d’altronde, come potrebbe essere diversamente?

La chimica dappertutto

Ogni alimento, che esso sia vegetale o animale, prodotto dall’uomo negli ultimi 100 anni è abbondantemente “condito ” dalle sostanze chimiche e farmacologiche più svariate, quali erbicidi, antiparassitari, anticrittogamici, ormoni, antifungini, antibiotici, conservanti, coloranti. Non ci vuole molto a capire che le reazioni che ciascuno di noi ha nei confronti di molti alimenti NON sono dovute se non in minima parte agli alimenti in quanto tali (andate a chiedere ai vostri genitori o, se siete giovani, ai vostri nonni, e domandate loro se avevano problemi con il pane, la pasta, il latte, i formaggi o con gli alimenti più comuni: la risposta è scontata e disarmante, no problem!), ma piuttosto a ciò che essi contengono.

La soluzione?

Non ne esiste una  ideale, perché l’organismo sembra tendere a identificare progressivamente come un tutt’uno l’alimento e relativo inquinante, reagendo male anche quando esso è biologico. Comunque vale la pena provare: se avete disturbi con un vegetale, un frutto, un cereale, un tipo di carne, provate a sostituirlo con uno biologico e verificate: si vede velocemente se funziona. Posso dirvi che con molti amici, conoscenti e parenti il metodo ha funzionato molte volte.

Avete voglia di comunicarmi le vostre esperienze in merito? Servono a tutti, e le vostre esperienze sarebbero molto importanti.

Grazie in anticipo.

Un aiuto a chi soffre di uno o più processi infiammatori

I nostri amici più fedeli, i cani, sono un modello eccezionale per capire cosa succede a noi.

Essi vivono nel nostro ambiente, condividono le nostre abitudini e, soprattutto, mangiano le stesse materie prime (cereali, frutta, verdura, carne e pesce, tal quali o sotto forma di crocchette). Ci sono notevoli probabilità che molte delle patologie che si presentano sui nostri cani possano avere la stessa origine. È ormai sicuro che molte patologie dipendano dall’alimentazione. Queste patologie nel passato erano dovute più  che altro a denutrizione, ora sono dovute a supernutrizione e al fatto che gli alimenti attuali sono molto lontani da quelli del passato.

Ho già più volte evidenziato che la necessità di grandi produzione porta all’uso di moltissime sostanze chimiche e farmacologiche, che, fatalmente, rimangono in parte negli alimenti stessi. Ho anche portato a conoscenza molti di voi che, in SANYpet, abbiamo la certezza matematica che alcuni inquinanti farmacologici sono responsabili dei più svariati processi infiammatori che colpiscono i nostri cani e gatti.

Poiché, purtroppo, anche noi veniamo a contatto con vari inquinanti, facciamo un semplice esperimento: soffriamo di un processo infiammatorio cronico? Proviamo a eliminare, uno alla volta, e per un periodo di un paio di settimane, gli alimenti che assumiamo tutti i giorni. Ci troviamo, invece, certi giorni, ad essere gonfi come palloni, in un modo tale da sembrare ingrassati improvvisamente? Vi assicuro che molti di voi avranno la sorpresa di scoprire che qualsiasi alimento (può essere il pane, la pasta, la carne, certe verdure o certi frutti, magari dei biscotti o veramente qualsiasi cosa) può essere la causa del disturbo.

Provateci, è facile e non si corre alcun rischio.

Allergia e intolleranza alimentare, nuovi elementi di diagnosi differenziale

E’ ormai evidente l’origine alimentare di molte patologie infiammatorie di riscontro comune nel cane e del gatto. Ne sono la prova le diete da privazione che permettono di verificarne l’origine con una certa facilità. Queste ultime, infatti, costituiscono sempre più frequentemente il mezzo diagnostico più efficace per la diagnosi di allergia e/o intolleranza alimentare.
Risulta, quindi, sempre più importante, per il veterinario, affinare quanto più possibile la diagnosi differenziale fra allergia e intolleranza alimentare.
Credo che, a tale proposito, regni ancora una certa confusione e difficoltà di distinzione.
Sarà, quindi, utile rivedere i concetti fondamentali che contraddistinguono l’una dall’altra, mettendo in luce che, per fortuna, sono molti gli elementi distintivi delle due patologie.

Allergia: coinvolgimento del sistema immunitario;
Intolleranza: reazione chimico-fisica senza coinvolgimento del sistema immunitario;

Allergia: scarsa reazione alla terapia steroidea;
Intolleranza: buona reazione alla terapia steroidea;

Allergia: tempi di risposta alla dieta da privazione compresa fra i 20 e i 90 giorni;
Intolleranza: tempi di risposta alla dieta da privazione compresi fra i 3 e i 30 giorni;

Allergia: localizzazione del prurito e lesioni a muso, labbra, ventre, arti, padiglione auricolare;
Intolleranza: localizzazione del prurito e lesioni a padiglione auricolare, mento, collo, ascelle, groppa, cosce, faccia volare del carpo; lesioni da hot spot;

Allergia: tempi di sensibilizzazione compresi fra gli uno e i dieci anni;
Intolleranza: tempi di sensibilizzazione anche in poche ore;

Allergia: interessamento principale dell’apparato cutaneo e gastroenterico;
Intolleranza: interessamento di tutti gli apparati fondamentali, con fenomeni infiammatori e/ o aumento delle secrezioni ed escrezioni.

Allergia: non influenzata dalla quantità di allergene;
Intolleranza: reazione influenzata dalla dose.

Incidenza delle allergie e delle intolleranze
Fino ad alcuni anni orsono, era diffusa la convinzione che le allergie la facessero da padrone, costituendo, da sole, oltre il 90% delle reazioni avverse al cibo. I dati in nostro possesso dicono che la proporzione è esattamente opposta con una preponderanza schiacciante delle intolleranze alimentari.
E’ possibile chiarire chi ha ragione? Ritengo che la risposta possano darla proprio le nostre diete da privazione, che, attraverso i tempi di scomparsa della sintomatologia (pochi giorni per le intolleranze), possono chiarire l’origine allergica o da intolleranza della sintomatologia sospetta.

Principali cause d’intolleranza
Gli alimenti in grado di generare intolleranza possono essere molti, ma gli studi effettuati da me e dal Dipartimento di Ricerca e Sviluppo SANYpet, hanno dimostrato che oltre il 70% delle intolleranze alimentari sono provocate da residui tossici dell’ossitetraciclina. Questo antibiotico, innocuo per polli, tacchini, maiali e vitelli, diventa tossico quando si lega all’osso, provocando morte cellulare e processi infiammatori nei cani e gatti che se ne cibano.

Leggi tutti gli studi

E’ realistico pensare che decine di patologie possano dipendere dall’alimentazione?

Se andate a leggere gli articoli o vedere i filmati che ho realizzato, penso che un buon numero di voi rimarrà perplesso quando vede che collego un numero veramente elevato di patologie con l’alimentazione, ma il principio è molto semplice: l’organismo è come una vettura che, per andare bene, deve avere un carburante completo e privo di sostanze estranee.

Inquinanti, carenza di omega3 e un sistema immunitario devastato costituiscono la miscela “esplosiva” che provoca una miriade di patologie. Con l’aggravante che, rispetto ad una vettura, l’organismo è molto più complesso e i disturbi che derivano da un “carburante” alterato sono tantissimi. In pratica, tutto l’organismo può manifestare problemi quando l’alimento è alterato.

SEMBRA TROPPO SEMPLICISTICO, MA E’ REALMENTE COSI’!

Allergie e intolleranze alimentari

Allergie e intolleranze alimentari sono in continuo aumento sia nell’uomo sia nei cani e nei gatti, ed è logico domandarsi quale ne sia la causa.

Pur non esistendone evidenze scientifiche chiare, tale causa sembra essere strettamente collegata all’enorme aumento di sostanze inquinanti (xenobiotici) presenti nell’ambiente e nella catena alimentare. Se prendiamo come esempio l’orso polare, scopriamo che tale animale, che vive in un ambiente insospettabile dal punto di vista dell’inquinamento, è quello più contaminato, con riflessi pesanti specie sulla sua fertilità. La spiegazione del suo grado di contaminazione è data, appunto, dalla catena alimentare: l’orso si ciba di pesci e di foche, che si cibano a loro volta di pesci sempre più piccoli, che si cibano di alghe o di plancton. Poiché molte sostanze chimiche che riversiamo nei fiumi e poi nei mari non si scompongono, assistiamo al fenomeno del loro progressivo accumulo (bioaccumulazione) nelle varie specie che vivono nel mare. A ogni passaggio della catena alimentare, la temibile concentrazione aumenta. Le difficoltà riproduttive di un animale che vive lontano da qualsiasi stimolo negativo devono far riflettere, portando a ritenere molto plausibile che la diminuzione della fertilità, riscontrata in moltissime specie di animali e, purtroppo, pesantemente anche nel genere umano (il 20% delle coppie ha problemi di fecondità!), sia legata solo in parte allo stress. Da veterinario di cani e gatti, posso affermare con sicurezza che, negli ultimi 30 anni, anche nel cane la fertilità è diminuita in modo impressionante: molte le femmine che saltano i calori o che rimangono “vuote” dopo l’accoppiamento. Ancor più impressionante è la diminuzione del numero di cuccioli, spesso ridotti alla metà del numero fisiologico. All’analisi dello sperma, molti, troppi maschi sono affetti da riduzione del loro numero, della loro motilità e vitalità.

L’introduzione di sostanze inquinanti (antibiotici, ormoni, fitofarmaci, antiparassitari, anticrittogamici, melamina, diossina, policlorobifenili, nitriti, nitrati, ecc) avviene anche attraverso l’aria e l’acqua, ma il veicolo fondamentale è l’alimentazione.

Attraverso la catena alimentare giungono i residui di 200 milioni di tonnellate di prodotti chimici di sintesi, usati specialmente in agricoltura e nell’allevamento intensivo. Se si considera che, prima della seconda guerra mondiale, la produzione mondiale di prodotti chimici era di circa un milione di tonnellate, si può avere una chiara spiegazione dell’esplosione di intolleranze e allergie.

Chi ha vissuto la sua infanzia nel dopoguerra può confermare che, in quel periodo, le intolleranze alimentari non esistevano e che le allergie erano enormemente meno frequenti. Inoltre, la comparsa delle allergie avveniva esclusivamente nella prima infanzia o nell’adolescenza. Attualmente, sia le intolleranze, sia le allergie compaiono a tutte le età, e non è raro riscontrare la comparsa improvvisa di tali fenomeni anche in persone di 70 o 80 anni  e in cani o gatti di 10, 12 anni o più.

La spiegazione sembra semplice: ogni individuo ha una specifica capacità di “assorbire” tali veleni. Superata tale capacità, compaiono le allergie e/o le intolleranze.

Ma c’è un modo per eliminare, o almeno limitare, tale implacabile evoluzione?

Si dovrebbe andare a vivere su un altro pianeta, ma esiste una soluzione che limita in modo determinante i danni:

utilizzare gli alimenti che dimostrano di avere un impatto negativo inferiore (pesce, olio di pesce, olio extravergine di oliva, olio di lino, riso, verdure, alimenti biologici) e assumere quotidianamente alcuni principi naturali (the verde, curry, sciroppo di agave) con funzioni antiossidanti che contrastano l’effetto negativo degli inquinanti.

Le due cause fondamentali delle patologie attuali

E’ indiscutibile che la vita media dell’uomo, ma anche degli animali domestici, sia nettamente aumentata nello spazio di pochi decenni.

Sappiamo che l’uomo è già arrivato a una vita media di ottant’anni, mentre il cane, la cui vita media era compresa, fino a vent’anni fa, fra i dieci e i tredici anni secondo la razza e la taglia (i cani giganti sono sempre vissuti meno delle razze piccole), arriva ora con facilità al traguardo minimo di 13/14 anni e a quello massimo di oltre vent’anni.

Ciò è legato fondamentalmente a un modello di vita senza stenti né carenza di cibo e alle vaccinazioni, che hanno letteralmente stroncato le malattie infettive più gravi. Inoltre, gli antiparassitari attuali hanno un’efficacia senza pari e riescono a tenere sotto controllo la maggior parte delle parassitosi più temibili.

Tuttavia, esistono due nuove emergenze che minacciano tutti e che permettono di arrivare all’invidiabile età media attuale solo se si riesce a schivarle.

La prima è l’inquinamento. Il responsabile di tutto ciò, come si può immaginare, è sempre l’uomo, completamente inconsapevole della sua capacità di alterare i cicli naturali e le leggi che, da sempre, sottendono la vita sul pianeta. L’equilibrio biologico sul nostro pianeta si è mantenuto finché l’uomo non ha iniziato a forzarlo per assicurare all’imperioso aumento della popolazione mondiale il cibo necessario e per dare a ciascuno un livello di vita assolutamente incompatibile con la sostenibilità ambientale.

L’utilizzo di fertilizzanti, antiparassitari, anticrittogamici, antifungini, disinfettanti, antibiotici, acidi e tutto l’armamentario chimico che è stato inventato per piegare l’ambiente alle nostre necessità, ha inquinato tutto e trasformato la biologia della terra in un deserto. L’humus, il substrato di microflora e microfauna necessario al terreno per mantenersi fertile è stato distrutto, e l’unico modo per produrre, in agricoltura, è quello di utilizzare fertilizzanti chimici. Non esiste pianta o animale che non sia infestato da parassiti sempre più indistruttibili, ed è sufficiente entrare in un consorzio agrario o in un garden per restare paralizzati dall’impressionante esposizione dei veleni in commercio. Nelle farmacie zootecniche vi è uno smercio di prodotti per l’allevamento intensivo altrettanto scioccante. Vi è abuso di antibiotici sia nell’uomo sia negli animali. Una recentissima statistica effettuata in Germania ha appurato che solo il 20% delle patologie trattate con antibiotici è dovuto a germi in cui è utile utilizzarli. I recenti esempi di ceppi di batteri insensibili agli antibiotici sono solo l’avanguardia di quanto può accadere: l’uso indiscriminato di questi farmaci così importanti e determinanti, sta portando a ceppi di germi insensibili, con il rischio reale di epidemie completamente incontrollabili, Nelle farmacie sono a disposizione veleni per le zanzare, per le mosche, per le vespe, si trovano deodoranti con sostanze dichiarate cancerogene come l’alluminio, profumi.

Nell’acqua degli acquedotti si trova di tutto, in quella delle fonti oligominerali, il livello dei nitriti ammessi è stato disinvoltamente aumentato, attraverso una nuova legge, di dieci volte oltre il limite che la ricerca aveva fissato come massimo tollerabile per l’uomo. I metalli pesanti infestano il pianeta. Le vernici che abbiamo in casa sono tossiche. L’inquinamento elettromagnetico svela progressivamente i suoi pericoli.

La seconda emergenza è la carenza assoluta di Omega3 nell’alimentazione sia dell’uomo che dei loro piccoli amici. Perché? La responsabilità è, tanto per cambiare, dell’uomo che, sempre per aumentare la produttività dell’allevamento, ha interrotto il ciclo dell’erba, unico alimento per gli animali terrestri ricco di Omega3, sostituendolo con gli insilati di mais, ricchi solo di Omega6. In tal modo ha sbilanciato completamente l’equilibrio naturale e creato le condizioni di ulteriori e continui processi infiammatori. In fatti, gli Omega3 hanno un potere antinfiammatorio, mentre gli omega6 hanno un potere esattamente contrario, creando le basi per infiammazioni croniche ubiquitarie. Quindi, se gli erbivori mangiano l’erba, il loro latte, carni, formaggi e uova saranno ricchi in omega3, se mangiano mais, saranno una bomba di Omega6. Gli Omega6, comunque indispensabili e utili, sono benèfici solo se in equilibrio con gli Omega3.

Quanto riferito sull’uomo accade anche nei cani e nei gatti. Infatti, gli alimenti in uso nel mondo petfood sono basati su un cereale (riso, grano o mais, ricchi esclusivamente di Omega6), sulle farine di carne e grassi animali, assolutamente privi di Omega3. Come a dire che la presenza di processi infiammatori cronici è pressoché garantita.

Nessuna volontà di fare terrorismo, ma solo di guardare in faccia la realtà. Cosa si può fare? Andiamo a vivere sulla luna? Poiché non sembra una buona soluzione, esiste, per fortuna un metodo per ridurre di molto il rischio.